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CENNI STORICI DEL
VETRO
Da dati certi,
nel 1500 a.C. la lavorazione del vetro era già nota agli Egiziani,
che producevano fiale per profumi e per cosmetici, monili e amuleti ad imitazione
delle pietre preziose.
Il vetro era una pasta opaca; il colore gli derivava
dalla presenza accidentale delle impurità minerali, probabilmente
ossidi metallici.
Dal Medio Oriente, la lavorazione del vetro si
diffuse in tutta l'area mediterranea.
I mercanti di Alessandria esportavano in Grecia
e a Roma manufatti e tecniche.
La conquista dell'Egitto da parte di Alessandro
Magno aveva facilitato i contatti tra gli artigiani egiziani a quelli
greci.
A Roma, la tecnica di lavorazione si affinò:
per la prima volta si ottenne vetro trasparente e colorato intenzionalmente
e vetro lavorato con la tecnica della soffiatura.
Si producevano oggetti decorativi e si stendevano
piccole lastre per finestre che consistevano in piccoli riquadri montati
con legno e metallo, che abbellivano le abitazione patrizie.
Attraverso i numerosi ritrovamenti negli scavi
di Ercolano e Pompei e quelli delle rovine di Sichester, città
inglese di origine romana, è facile dedurre che la tecnica della
lavorazione del vetro, grazie all'estensione dell'impero romano, si diffuse
dalla Gallia alla Spagna, al Nord Europa, dove le finestre vetrate divennero
una valida difesa dall'ostilità del clima.
Nella parte orientale dell'esteso Impero, intanto,
assumeva sempre maggiore importanza la costruzione dei mosaici parietali,
illustri predecessori del vetro piombato.
Quando l'imperatore Costantino stabilì
la capitale a Bisanzio e le diede un nuovo assetto come città cristiana
e un nuovo nome, Costantinopoli, tutte le arti relative alla costruzione
e alla decorazione degli edifici ricevettero un notevole impulso.
Da secoli i mosaici di pietra, marmo o ceramica
erano usati per ricoprire pavimenti; ora i mosaici di vetro colorato cominciarono
a ricoprire pareti, colonne, archi e cupole di basiliche.
A causa delle persecuzioni religiose e politiche
seguite allo scisma del mondo cristiano, numerosi mosaicisti e smaltatori
di Costantinopoli cercarono rifugio a Roma, contribuendo così alla
diffusione della conoscenza di questa pregiata tecnica.
Si suppone che già prima di Carlo Magno
s'istallassero vetrate nelle finestre delle chiese.
Se ne sono ritrovati frammenti fra i resti di
un'abbazia tedesca risalenti al IX e X secolo.
I metodi di taglio e di montaggio delle vetrate
e le tecniche di produzione del vetro soffiato eleborati nel Medioevo
sono grosso modo gli stessi di oggi.
Il vetro veniva foggiato in piccole lastre o
a disco.
Nel primo caso, il vetraio prendeva dal crogiolo
una certa quantità di vetro fuso con l'estremità di un lungo
cannello di metallo, lo soffiava fino a ricavarne un globo e poi, ruotava
e ondeggiava il cannello velocemente fino ad ottenere un lungo cilindro.
Se ne tagliavano le estremità e si apriva
nel senso della lunghezza con un ferro rovente; si metteva infine a raffreddare
lentamente in forno dove si appiattiva in una lastra.
Nel secondo, il cannello con il globo di vetro
all'estremità veniva ruotato velocemente fino a che il vetro assumeva
la forma di un disco piatto.
Il colore dei diversi vetri derivava dall'aggiunta
alla pasta di vetro di ossidi metallici.
Le impurità dei metalli e del silicio
producevano le imperfezioni che rendono così affascinante il vetro
soffiato.
Come gli affreschi e i mosaici, anche la vetrata
è un'opera essenzialmente architettonica.
Per questo motivo la storia delle vetrate è
strettamente legata alla storia dell'architettura, ed è fortemente
influenzata dalla committenza.
Il costo del materiale e del lavoro, la molteplicità
di interventi necessari a innalzare una vetrata (occorreva l'opera di
muratori e di fabbri oltre che di vetrai) richiedevano un impegno economico
giustificato soltanto da scopi fondamentali nell'esistenza di una società,
come quelli di divulgazione e di insegnamento religioso o, successivamente,
di celebrazione del potere.
Per alcuni secoli, le vetrate delle finestre o dei rosoni nelle chiese
e nelle cattedrali ebbero, soprattutto, nel Nord Europa una insostituibile
funzione divulgativa della dottrina cristiana, analogamente ai grandi
cicli di affreschi delle chiese italiane.
Come forma artistica, la vetrata ebbe una storia
diversa nei vari Paesi grazie ad una rapida diffusione delle diverse tecniche
in tutti i maggiori centri di produzione, gli stili dei Paesi vennero
poco sottolineati.
Paradossalmente, mentre si elevavano nelle grandi
cattedrali inponenti rosoni e finestre vetrate, si verificò una
crescente tendenza a realizzare, soprattutto nelle chiese di campagna,
vetrate dalle tinte tenui decorate con motivi geometrici e vegetali dipinti
con la griseglia, un impasto di limatura di ferro con polvere di vetro
e borace con resine che ne favoriscono l'adesione al vetro.
Con il recupero della cultura classica, nel Rinascimento,
e il declino del predominio cattolico nel Nord Europa determinato dalla
Riforma, nelle vetrate aumentarono i soggetti non religiosi.
La tendenza si rafforzò ulteriormente
con il moltiplicarsi dei palazzi, che i potenti sostituivano ai loro castelli
merlati, spesso molto spartani.
Le nuove dimore, con i grandi atri, le scalinate,
le cappelle private, offrirono ai vetrai importanti commesse con richieste
nuove in fatto di soggetti: la mitologia greca e romana, leggende, favole,
racconti poetici, cicli cavallereschi e tradizioni araldiche hanno ispirato
gli artisti del vetro fino al secolo scorso.
L'arte della vetrata, arrivò quasi a estinguersi
nel XVII e XVIII secolo.
Le guerre di religione tra cattolici e protestanti
e la Controriforma indussero la distribuzione di molti antichi capolavori.
Inoltre, mentre diminuivano le capacità
di creare nuove vetrate, trascuratezza, furti e restauri insensati minacciavano
quanto era sopravvissuto alle lotte di religione e alla Rivoluzione.
Nel secolo XIX, si verificò una tendenza
a recuperare la limpidezza e le luminosità dei vetri medioevali,
ritenuti di nuovo i più belli e nel 1863, a Birmingham, in Inghilterra,
si riuscì di nuovo a produrre "vetro antico" dopo decenni
di prove vane.
In Francia, si condussero studi approfonditi
sui tesori del passato e negli Stati Uniti la ricerca della qualità
assunse un ruolo di primaria importanza.
Il revival gotico contribuì in misura
notevole alla rinascita dell'arte delle vetrate.
E i movimenti dei preraffaelliti e dell'Art Nouveau
infusero a quest'arte nuova vita.
Alla fine del secolo scorso, in seguito a sforzi
decisi, anche se disperati, di persone come Louis Tiffany e John La Farge,
negli StatiUniti, di William Morris ed Edward Burne - Jones in Gran Bretagna
di Eugène Viollet - Le - Duc ed Hector Quimard in Francia, tanto
per citare i più noti, le vetrate avevano riconquistato un posto
importante fra le lavorazioni artistiche.
Per contrasto, nei primi decenni del nostro secolo,
ebbero un periodo di crisi, ma dagli anni '50 in poi, si può dire
che assistiamo al verificarsi di una fase insolitamente creativa sia in
Europa che negli Stati Uniti, almeno in alcuni luoghi in cui si è
ricominciato a produrre vetrate originali e pregevoli.
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